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una canzone....

Ritrovarmi qui e costantemente
dirmi che non me ne andrò
l’ottusa vanità che lacrima
redime i mali di chi persiste nell’errore
Ritrovarmi qui e costantemente
dirmi
mi sento
Come inutile predestinato
e di ogni tragedia
nobile il mio stare in scena
dignitoso nella mia caduta
siamo pronti ad applaudire in coro
invochiamo te
guida che
non sbagli mai
ne pensi a me
salvami
chi sono i miei nemici ora che
io non so piu chi
scegliere
La tua paura è un nuovo inizio
L’indefinito è un nuovo inizio
L’imperfezione è un nuovo inizio
Ed ogni errore è un nuovo inzio

la nostra storia è un inno all'odio
colpevoli di tacito consenso
un inno all'odio
cantiamo inconsapevoli ogni giorno
ed ogni santo giorno
Persistiamo nell’errore
la nostra storia è un inno all'odio
colpevoli di tacito consenso
un inno all'odio
cantiamo inconsapevoli.. ogni giorno
ed ogni santo giorno
Persistiamo nell’errore

E poi sai [oggi si] vive in un eterno dubbio
Devo pensare a me a costruire una vita
dilazionabile nei prossimi trent’anni
[da interpretare] con serenità lasciva
Un uguaglianza che [consola difende]
Alimenta la voglia di personalizzare la mia prigione
idiota se mi chiedo ma come ho fatto a stare cosi bene
arriva in fondo e poi vedrai
capirai che non è servito a niente lamentarsi
senza dire
come per magia la coscienza inverte i ruoli
da vittima a responsabile dei tuoi stessi mali

curiosità è un nuovo inizio
il rispetto è un nuovo inizio
la fantasia è un nuovo inizio
in ogni sorte c’è un nuovo inizio

la nostra storia è un inno all'odio
colpevoli di tacito consenso
un inno all'odio
cantiamo inconsapevoli ogni giorno
ed ogni santo giorno
Persistiamo nell’errore
la nostra storia è un inno all'odio
colpevoli di tacito consenso
un inno all'odio
cantiamo inconsapevoli ogni giorno
ed ogni santo giorno
Persistiamo nell’errore
errore
errore
e, e
Ritrovarmi qui e costantemente
dirmi che non me ne andrò
l’ottusa vanità
che lacrima redime
i mali di chi persiste nell’errore
Ritrovarmi qui e costantemente
dirmi
la nostra storia è un inno all'odio
la nostra storia è un inno all'odio
la nostra storia è un inno all'odio
la nostra storia è un inno all'odio
la nostra storia è un inno all'odio
colpevoli di tacito consenso
un inno all'odio
cantiamo inconsapoveli ogni giorno
ed ogni santo giorno persistiamo nell'errore
la nostra storia è un inno all'odio
colpevoli di tacito consenso
un inno all'odio
e siamo inconsapoveli ogni giorno
ed ogni santo giorno persistiamo nell'erorre
la nostra storia è un inno all'odio.
 
 
 
 
 
.fottiti.
 

Manuale di sopravvivenza scolastica 4

Michael Jordan è fra noi:

Una sventurata classe stava innocentemente e senza disturbo alcuno regolare lezione di inglese; purtroppo non sapeva di rientrare nei malefici (?) piani dei quattro componenti dell’oramai pluricitato comitato. L’accaduto è il seguente: Fiore e Ame bussano alla porta dell’aula e senza aspettare consensi o inutili convenevoli entrano e iniziano a canticchiare il motivetto tipico delle partite del campionato di basket NBA; successivamente entra nella già divertita classe Nico, il quale annuncia ai fortunati alunni e alla scioccata professoressa che fra di loro, direttamente dagli States, eccezionalmente, vi è la mitica stella del basket Michael Jordan! Dopo il pomposo annuncio entra Reno, con una confezione di fruttino vuota in mano; con un atletico salto lancia il fruttino, cercando di fare il canestro della vita nel cestino dei rifiuti. Purtroppo la conclusione non è delle migliori e il fruttino finisce di poco fuori dal cestino. Reno, (o forse è meglio chiamarlo Michael) arrabbiato con se stesso per la deludente prestazione, impreca e calcia il fruttino, sfogando la sua ira, mentre gli altri tre, uscendo intelligentemente dalla classe, cercano di consolarlo. Alla fine della performance la classe tutta esplode in un fragoroso applauso, accompagnato da allegre risate, mentre la profe, visibilmente esterrefatta, cerca una spiegazione plausibile a ciò che è appena accaduto davanti ai suoi occhi.

 

Elvis mania:

Attraversati da un periodo caratterizzato da una smodata passione per ogni canzone composta da Elvis, i nostri quattro idoli dedicano a due professoresse e anche a un professore una romantica versione a cappella di “Love me tender”, fatta seguire, per riprendere un po’ di grinta, dall’energica “tutti frutti”. I professori (pensiamo noi deducendo dalle risate e dai sorrisi) sembrano avere gradito.

 

Ragni giganti:

Durante una noiosa lezione di matematica il nostro Ame chiede al professore il permesso di uscire per andare in bagno; quest’ultimo acconsente. Tutti e quattro i maschi della classe (il C.C.C.) scivola sotto il banco e arranca verso la porta camminando a pancia in su con braccia e gambe, producendo versi animaleschi, al fine di imitare dei malefici ragni; Ame e Fiore ingaggiano addirittura una lotta davanti alla porta, probabilmente per il dominio del territorio, combattendosi a colpi di zampe e emettendo forti ruggiti. Il professore ha avuto da ridire sul fatto che, nonostante sia stato uno solo a chiedere il permesso per uscire, siano invece uscite quattro persone.

 

 

Motley Crue in aula di musica:

I ragazzi del C.C.C., magistralmente mascherati da Motley Crue (nota glem rock band americana), sono entrati nell’ormai celebre aula di musica (dove il professor Pas**ti svolgeva ignaro la sua lezione) e, fingendosi le celeberrime rock star, hanno salutato il pubblico (non eccessivamente in visibilio), imbracciato gli strumenti e accennato un paio di grandi successi, provando ad incitare il pubblico con frasi come “Rock and roll no resistere”; infine, preso da un eccesso rock, Reno ha quasi spaccato per terra una chitarra. Il profe, di tutta risposta, ci ha dato cinque secondi per uscire rapidamente dall’aula.

 

Il violento Nico:

Nico deve giustificare un’entrata in ritardo; compilato il libretto, lo porge alla professoressa, la quale, accortasi di una macchiolina rossa, chiede stupita al giustificante Nico di che si tratti; Nico, con estrema naturalezza, spiega che si tratta di una macchiolina di sangue, e dichiara alla profe che, siccome sua madre non voleva firmare la giustificazione, lui le ha tirato un pugno, e nell’azione una goccia di sangue, anche perché aveva nel mentre una penna in mano, è caduta sul libretto; la professoressa, scossa dal racconto, firma allibita la giustificazione e manda il quasi matricida Nico al posto.

 

Lo spirito antiscientifico:

in una delle tante ore buche della quarta Q, irritati dalla superbia palesata dai ragazzi dell’indirizzo scientifico – tecnologico nella loro settimana scientifica, i nostri giovani eroi decidono di insorgere per opporsi a quest’onta. Così sono entrati in tutte le aule dove venivano svolti gli esperimenti e le dimostrazioni del sopraccitato indirizzo, annunciando a gran voce la seguente frase: “la scienza è una farsa, ed il mio collaboratore ve lo dimostrerà”. A questa frase segue l’entrata in scena di Nico, seguito a ruota da Ame; i due, temprati da duri anni di allenamento, iniziano ad eseguire una serie di trucchi, aiutandosi con le mani, quali il gioco del pollice spezzato, il gioco dell’uccellino (accompagnato da effetti sonori prodotti da Ame) e soprattutto il gioco in cui  in ogni scontro tra le due mani chiuse a pugno un dito alla volta si alza; quest’ultimo gioco di alto prestigio ha coinvolto talmente tanto l’esecutore Nico da non farlo riuscire a smettere; prima Ame poi Fiore hanno dovuto provvedere alla rimozione coercitiva tramite presa in braccio dell’ormai ossessionato giocoliere. Molti alunni scientifico – tecnologici, grazie a questa quasi mistica apparizione, hanno finalmente compreso l’inutilità del loro indirizzo di studi.

 

Il maratoneta Ame:

Tratto dal racconto autobiografico di Ame:

“Mi svegliai presto quella mattina. Mi alzai dal letto e ricevetti la telefonata di mio padre che, sfortunatamente, voleva portarmi a giocare a golf con lui. Nessuno dei due calcolò che quella stessa mattina era in svolgimento una delle manifestazioni più sciagurate inventate dai Ferraresi: la maratona di Vigarano Mainarda. Una piaga che blocca tutto il traffico per l’intera mattinata e oltre. Così dovevo farmi una discreta “scarpinata” per raggiungere la fatidica auto del mio caro padre. Durante la camminata noto tutte queste persone che corrono come i matti alle nove di mattina. Dopo il passaggio del gruppo più numeroso, vedo in lontananza un puntino nero che si avvicina; gli vado in contro, scopro che è uno dei tanti maratoneti e, preso da un raptus da scherzo, comincio a corrergli di fianco e ad urlargli da molto vicino che ormai sta per raggiungere il traguardo. Il maratoneta, magrissimo, visibilmente stanco e con una crisi respiratoria ormai prossima, riesce solo a sorridermi e a compatirmi, ma, vedendo che non accenno ad allontanarmi, cerca di spingermi via blaterando qualcosa nella a me incomprensibile sua lingua madre.

 

Infiltrati speciali:

I nostri quattro baldi giovini si introducono di soppiatto dopo la ricreazione in una classe di una nostra amica, che per far restare nell’anonimato chiameremo Andalucìa. Purtroppo vengono presto riconosciuti dalla professoressa di spagnolo (che fra le altre cose è anche loro professoressa), ma non si perdono d’animo e trattano sulla possibilità di rimanere in classe e seguire silenziosi la lezione, affermando che la lezione che c’è nella loro classe è meno interessante. Alla minaccia di un quattro nella sua materia, i nostri eroi sono costretti ad abbandonare la classe, suscitando ammirazione e gaudio negli studenti.

 

Muratori tamarri:

Prima dell’abbandono dell’aula musicale, dovuto alla fine della lezione, Reno e Fiore si intrattengono in un’amabile discussione con il professor Pase**i e nella chiacchierata, scoprono che il povero professore appena troverà un momento libero dovrà faticare per spostare alcune casse e un paio di strumenti. I due ragazzi, commossi dal racconto del loro amato professore, riferiscono la situazione del loro sventurato superiore. Dopo una breve consultazione a C.C.C. riunito si decide ciò che alla quarta ora (nostra ora di religione e principale fonte di scherzi) si verificherà. Mentre l’ignaro professore svolge la sua consuetudinaria lezione i nostri baldi eroi entrano senza permesso nell’aula di musica, conciati come virili muratori: segni evidenti di questa enorme virilità e possanza maschia sono gli occhiali da sole, le maniche delle magliette fatte su con al loro interno un pacchetto di sigarette, una di queste sigarette in bocca ed una parlata tonante e virile. Il profe purtroppo rifiuta di avvalersi della nostra nordica forza, nonostante la continua e ripetuta mostra da parte nostra dei nostri maestosi bicipiti.

 

L’ovetto Kinder:

Durante il doposcuola i nostri quattro baldi giovani si recano al vicino supermercato Conad, per desinare in allegria con quattro panini e quattro birre. La situazione alla cassa è la seguente: Reno aggiunge alla spesa un ovetto Kinder, e l’impaziente Nico (simulando un bambino affetto da turbe psichiche) si informa sull’oggetto appena acquistato e chiede insistentemente di poterlo mangiare. Dopo l’ennesimo rifiuto da parte di Reno, quest’ultimo chiede al cassiere il permesso di far consumare immediatamente il tanto bramato ovetto al ritardato Nico; il cassiere, distrattamente e cercando consenso in Ame, che stava mettendo la spesa nella sporta, risponde affermativamente. A questo punto Nico prende l’ovetto, lo fissa per un decisivo istante, e finalmente, ora che lo possiede, lo sbatte violentemente sulla propria fronte per ripetute volte sotto gli occhi increduli dell’impotente cassiere. A giustificazione di ciò con voce innocente e fanciullesca Nico afferma: “Tanto a me interessa solo la sorpresa!”.

 

“Tutti davanti alla tv”:

Durante il tragitto del ritorno a scuola a seguito dello scherzo sopraccitato i quattro ragazzi reduci della Conad fermano un gruppo di bruttone e Nico riferisce le seguenti parole: “Ragazze, stasera tutte davanti alla tv!” “e perché?” “perché dietro non si vede!”. A ciò seguono risate fragorose e al limite del provocatorio da parte dell’allegra brigata.

 

Lezione sui condizionali:

Durante l’ora di spagnolo, nella lezione sui condizionali, portando un esempio calzante Reno afferma che “Se mia nonna avesse le ruote sarebbe una carriola”. Risate generali.

 

Intruso:

All’inizio dell’ora di inglese abbiamo portato in classe un nostro amico di seconda e lo abbiamo convinto a svolgere regolare lezione insieme a noi; nonostante una quasi eccelsa mimetizzazione, circa quaranta minuti dopo l’inizio della comparsata la profe si accorge dell’anomala presenza, esordendo con “E tu chi sei?”.

Nota amara dello scherzo: molti per seguire la lezione e non rimanere indietro hanno chiesto gli appunti al nuovo compagno.

 

Intruso parte due:

Reno e Fiore hanno provato a ripetere lo scherzo sopraccitato, intrufolandosi nella classe seconda del precedente intruso. Purtroppo il professore che svolgeva lezione lì in quel momento era anche il loro professore, che li ha immediatamente riconosciuti e cacciati via in malo modo.

 

Amore per l’arte:

I nostri quattro eroi, durante una meritata pausa nel cortile interno della succursale, si arrampicano, a loro rischio e pericolo, sui davanzali delle finestre che danno sul corridoio interno della scuola, e, una volta raggiunta la tranquillità della cima, assumono pose plastiche ed epiche, tipo statue romane. Chi passava per il corridoio poteva per pochi attimi avere la sensazione di trovarsi in un museo, potendo ammirare tali plastici fusti in si fatte pose; fra l’altro, oltre la magnificenza dei nostri possenti ed atletici fisici, i passanti potevano anche godere del suggestivo spettacolo delle ombre delle statue umane, riflesse sul muro grazie alla bellissima giornata di sole. Il tutto è stato documentato con numerose foto, da alcune fanciulle che evidentemente non hanno potuto resistere al nostro in sconfinato fascino.

We are Men in Black:

Finita la spiegazione del professore di matematica, Reno si alza dalla sedia e comunica in modo minaccioso al profe che egli sa troppe cose; dopodiché si mette gli occhiali da sole, estrae una penna dall’astuccio e la impugna saldamente in mano, premendo ripetutamente un immaginario pulsante sopra di essa, emettendo al contempo dalla bocca un convinto “bspjjjjjjjhhhhhhh!”. Vedendo che il professore rimane basito, gli chiede se ha perso la memoria, e, in seguito a una sua risposta negativa, si lamenta del malfunzionamento del dispositivo fornitogli dalla MIB.

Manuale di sopravvivenza scolastica 3

Arrivederci, ragazzo!

Dopo la visione del film protagonista dello scherzo precedente, nel quale finale al padre deportato dalle SS viene rivolto il saluto “Arrivederci padre!” dai suoi alunni, il C.C.C. enfatizza l’uscita dalla classe del professore di storia con il medesimo saluto. Il profe ci regala un sorriso amaro, degno della miglior scuola di recitazione, ed esce di scena farfugliando incomprensibili suoni, cercando probabilmente di scimmiottare la lingua tedesca.

 

Telecomando:

Dopo aver fatto riporre nell’apposita aula il televisore (occorso per la visione del precedentemente pluricitato film) il professore si sconcerta nello scoprire che il telecomando è stato dimenticato in classe.. Nico, Reno e Fiore si offrono per l’epico e pericoloso compito di riporre il prezioso oggetto. Ma quale migliore occasione per compiere l’ennesimo goliardico scherzo: Nico, che durante tutto il tragitto si finge matto, con il telecomando in mano prova a cambiare canale rispettivamente a una bidella, due studenti, una vetrinetta, una porta e tre professori; Reno e Fiore cercano di accudirlo, appoggiandogli amorevolmente un giaccone caldo sulle spalle, e allo stesso tempo di calmarlo e di tranquillizzarlo, assicurandogli che “tutto andrà bene” e che “fra un po’ sarà tutto finito”.

 

 

 

Pericolo d’attentato:

Durante l’interrogazione di diritto, Nico riempie d’aria un sacchetto di plastica, lo chiude accuratamente e con un secco schiaffo lo fa esplodere, provocando un tonfo secco. Subito dopo i nostri quattro eroi, preoccupati di essere sotto attacco di un gruppo di maniaci dinamitardi, si riparano sotto i loro rispettivi banchi, urlando: “Attentato! Attentato! C’è una bomba!”. Dopo attimi di tensione e silenzio i quattro riemergono dalle profondità dei loro rifugi, assicurando i presenti che si è trattato di un falso allarme. La profe, chiedendo spiegazioni dell’accaduto, dimostra di non aver apprezzato appieno la dinamicità e l’estrosità dello scherzo, facendo a tratti trapelare il suo scarso senso dell’umorismo.

 

L’autobus:

Prima che il già noto professor Dall’*lio entri in classe per svolgere regolare lezione, i nostri quattro idoli dispongono le sedie nelle vicinanze della cattedra in fila per due; successivamente tre dei quattro si mettono a sedere nelle file centrali, reggendosi a ipotetiche maniglie, mentre Fiore, che per meglio calarsi nel ruolo di autista si è messo dei guanti, un cappello e degli occhiali da sole, si posizione nella prima sedia e finge di manovrare un’invisibile volante e degli altrettanto invisibili pedali. Quando il profe entra in classe si rende conto che un autobus invisibile, fra le risate generali, stava attraversando l’aula.

 

Danza dell’amore:

Nella piena goliardia dello spogliatoio maschile, i nostri seminudi eroi si apprestano a rapire un’innocente donzella all’interno dell’allegro locale, per circondarla e coinvolgerla in un balletto erotico. Il primo tentativo va a segno con una nostra compagna di classe, Pa*la, che ride compiaciuta. Reno, durante una tipica danza dell’amore davanti all’uscita, in mutande, apre la porta, ma invece di un’innocente pulzella, si ritrova davanti il professor Sca*gl*an*i, che lo osserva con sguardo stralunato e allibito. Dopo un chiarimento orale e numerose risate fra i due, il buon professore promette omertà sull’accaduto.

 

Giornata della corsa campestre:

Coraggiosamente i nostri eroi si iscrivono alla corsa campestre, fra l’altro fornendo dati anagrafici che dicono che in tre su quattro sono nati l’otto aprile. Nel tragitto dalla scuola alle mura (sulle quali si tiene la corsa) i nostri giovani fanno in tempo a stancarsi e arrivano all’inizio della corsa con il fiatone. Alla partenza i nostri si mettono davanti a tutti i partecipanti, per non farli passare, e al via compiono uno scatto poderoso, in modo che ogni concorrente abbia la possibilità di vedere il loro fondoschiena; non è purtroppo un senso figurato, i nostri scolpiti eroi si sono calati giù i pantaloncini durante la corsa per intimorire ed incutere rispetto agli avversari. La corsa è piena di piccoli gioiosi aneddoti quali finte crisi respiratorie, pause sulle panchine, finti conati di vomito, fiatoni mostruosi (questi ultimi ahi noi sin troppo veri). Incrociando un anzianotto che eseguiva le flessioni usando una panchina come appoggio, Reno gli fa notare che la donna che stava sotto era fuggita da un pezzo; il pover uomo  risponde tristemente che “se anche ce ne fosse stata una era lo stesso”; un alone di malinconia ci assale momentaneamente, ma prontamente ci riprendiamo e siamo pronti a continuare la nostra fiera corsa: mentre tutti i partecipanti tornano indietro verso l’arrivo, i nostri giovani, enormemente indietro, si distendono per terra per protestare contro lo spreco delle rape in Libano; Reno, per l’occasione, ha anche una maglia con tale scritta come effige, per dare più animo alla protesta. Con assoluto menefreghismo purtroppo i dimostranti vengono saltati dai corridori, che fanno trasparire il loro scarso interesse ai problemi sociali di medio bassa importanza. A metà gara, al momento di consegnare il cartellino alla profe posizionata al giro di boa, i quattro, in preda ai più lancinanti dolori provocati da uno scarso allenamento alla corsa, chiedono umilmente se la gara sia finita; dopo aver ricevuto risposta negativa, nel mentre della corsa divenuta ormai della disperazione, osservano una profe che procede verso l’arrivo in bicicletta. Fulminati da un lampo di genio i nostri affaticati eroi (che nel frattempo hanno raccolto alcuni alleati) si appostano su una montagnola coperta dalla boscaglia, e ne scendono assalendo la profe producendo versi e grida di guerra tipici degli Indiani d’America. La scena che si presenta all’arrivo è la seguente: Amedeo in groppa a Francesco, e Renato in groppa a Nicolò che galoppano stile cavalieri verso l’arrivo a bordo dei loro destrieri, con tanto di frustino (un legnetto trovato per strada) al fine di rendere più verosimile la cosa. Infine, per non creare ingiusti squilibri, i nostri sportivi eroi decidono di tagliare il traguardo in un solo contemporaneo allegro salto, tenendosi armoniosamente per mano, in modo da non creare differenze nella classifica di arrivo. Formalità di cui si sarebbe potuto fare a meno, visto che i nostri così legati eroi si sono ingiustamente visti squalificare dalla classifica finale. A dover di cronaca è cosa saggia e buona ricordare che la conseguenza di ciò è stata una nota disciplinare in educazione fisica, ricevuta però con molto onore.

 

Flessioni:

Reno e Fiore, animati da uno spirito sportivo di come non se ne vedono spesso, si sfidano sul palco dell’atrio della scuola: la competizione prevede che il vincitore sarà chi effettuerà il maggior numero di flessioni sulle braccia; purtroppo la sfida è interrotta sul più bello, quando una bidella si avvicina e intima ai ragazzi di terminare la virile prova,  a causa dell’eccessivo rumore prodotto dal conteggio delle flessioni effettuate dai due maschi e fieri concorrenti.

 

Eccesso di femminismo:

Dopo aver visitato con la propria classe una mostra decisamente improntata sul femminismo i nostri quattro maschi eroi, coalizzati e più che mai uniti, hanno lasciato un loro sacro sigillo scrivendo nel quaderno delle firme all’entrata la seguente frase: “Il don i vol la parità ma i capis la mità” (traduzione: le donne vogliono la parità, ma capiscono la metà). Dopo una breve attesa i nostri virili idoli sono tornati sul luogo del misfatto per controllare le reazioni del resto dei visitatori della mostra, che, senza giusto motivo, avevano lasciato assai commenti offensivi, accusando gli autori della frase di maschilismo e di misoginia.

Disintossicato:

Nel momento culmine della lezione del professor Ar*a*i Fiore si alza dal posto e dichiara alla classe tutta la seguente comunicazione: “mi chiamo Francesco e sono 4 giorni che non mi drogo.”. Seguono applausi, prima da parte dei rimanenti membri del C.C.C. , poi anche il resto della classe si lascia andare.